Rave, musica techno, droghe sintetiche e nuove spiritualità

Nell’ambito delle scienze sociali è oggetto di intensa attività di ricerca il rapporto tra nuove droghe sintetiche, come l’ecstasy, la ketamina, le anfetamine e la più datata lsd e musica techno. In particolare l’attenzione è stata rivolta al fenomeno dei “rave”, le feste illegali a base di musica techno che si svolgono in luoghi non abitualmente deputati a quest’uso quali Hangar, vecchie fabbriche abbandonate, radure nei boschi, spiagge (luoghi non adibiti al consumo) la cui origine sarebbe legata alla tradizione dei festival di musica rock sviluppata da Woodstock in poi (Lapassade, 1998).

In generale si tratta di studi di tipo descrittivo sugli effetti delle droghe usate in questo specifico contesto (Dotson et al., 1996; Forsyth,1997; Merchant e MacDonald, 1994; Saunders, 1995; Solowij et al., 1992; Newcombe, 1992).

Nell’ambito dell’antropologia e dell’etnologia viene proposta una lettura più interpretativa del fenomeno, in cui il rapporto tra musica e droghe viene spiegato in rapporto ad un terzo elemento: la “trance” (Bagozzi, 1996; Pochettino, 1996; Pacoda, 1996; Stefani, 1996; Santarielli, 1994; Canevacci, 1993; Lapassade, 1993, 1996, 1998; Salvatore, 1998). In particolare viene considerato l’aspetto rituale associato alla musica techno, ai rave e all’assunzione di ecstasy, in relazione al bisogno di “andare fuori” di sé, di trovare una dimensione “altra”, rispetto a quella della quotidianità (Lapassade, 1998).

Tutta la controcultura giovanile, sin dagli anni ’70 con il rock psichedelico ed i festival rock viene considerata in rapporto al bisogno ditrance”, di stati di coscienza alterati. Ciò che è cambiato, dice Lapassade, rispetto alla trance legata al rock è “la volontarietà, la deliberata ricerca di produrre la transe, l’andare in discoteca o al rave per entrare in uno stato modificato di coscienza, che può essere raggiunto con l’uso di droghe come l’ecstasy o l’lsd o l’alcool”, che delineano una nuova forma, molto diffusa, di tossicodipendenza. L’ipotesi di Lapassade è che ci sia qualcosa di religioso in tutto ciò, una ricerca di spiritualità (Lapassade, 1996, 1998).

In merito agli aspetti sociali legati alla “rave music” è interessante l’analisi di Tagg, secondo cui, con questo tipo di musica “tramonta la figura ed emerge lo sfondo” (Tagg, 1994). Nei suoi studi semiologici sulla musica l’autore sostiene che tutta la musica degli ultimi quattrocento anni, dalla musica classica all’heavy metal è organizzata secondo una struttura melodia-accompagnamento (figura-sfondo), che “codifica diversi modelli di socializzazione” a seconda del modo in cui sono organizzati questi due elementi. A questo proposito fa l’esempio dell’heavy metal, in cui lo sfondo “rappresenta l’immagine sonora umanizzata di una società elettromeccanica affascinante e opprimente, in cui si riesce a farsi sentire solo se si alza la voce. Il cantante che urla su tutti gli altri rumori e l’assolo del chitarrista sono un simbolo sociale di libertà e ribellione, di tipo individualista (Tagg, 1994).

Nella musica techno dei rave invece sparisce questa struttura, non ci sono chitarre distorte, né rockstar con cui identificarsi. C’è solo lo sfondo, fatto di un flusso sonoro stratificato e circolare, costituito dalla sovrapposizione di più livelli sonori che a loro volta sono composti da unità che si ripetono in sequenza (riff, loop, moduli ritmico-armonici e melodici), senza un elemento che abbia il carattere di “melodia” su un accompagnamento in secondo piano. Ma il flusso è anche circolare , nel senso che lo sviluppo nel tempo non è fondato su una logica sequenziale inizio-fine, ma su un modulo ciclico con strutture ripetitive che ritornano ripetutamente su se stesse, in modo tale che tende a sparire l’impressione di movimento, direzione, di sviluppo; si crea una percezione di continuo presente, che favorisce esperienze musicali ambientali. La musica diventa qualcosa da udire, sentire, abitare, vivere, piuttosto che ascoltare, contemplare, capire, con l’intenzione esplicita di creare “ambientazioni”, “stati d’animo sonori”, tutti elementi che facilitano l’esperienza mistica, la trance (Agostini, 1988).

Bibliografia

AGOSTINI, R. (1998). Techno ed esperienza ambientale. Stratificazione, circolarità e flussi, in Techno-Trance. Una rivoluzione di fine millennio, a cura di Salvatore, G., Castelvecchi, Roma.

BAGOZZI, F. (1996). Generazione in ecstasy. Ediz. Gruppo Abele.

CANEVACCI, M. (1996). Le trance alternative. In Quaderni di Musica Applicata. Ediz. Fonografiche e Musicali PCC, Assisi.

DOTSON, J.W., ACKERMAN, D.L. & WEST, L.J. (1996). Ketamine abuse. Journal of Drug Issues, 25, 751-758.

FORSYTH, A.J.M. (1996). Places and patterns of drug use in the Scottish dance scene. Addiction, 91, 511-521.

LAPASSADE, G. (1993). Stati modificati e Transe. Sensibili alle foglie, Roma.

LAPASSADE, G. (1996). Transe e dissociazione. Sensibili alle foglie, Roma.

LAPASSADE, G. (1998). Discoteche e rave parties. La questione della Trance, in Techno-Trance. Una rivoluzione di fine millennio, a cura di Salvatore, G., Castelvecchi, Roma.

MERCHANT, J & MAC DONALD, R. (1994). Youth and the rave culture, ecstasy and health. Youth and Policy: The Journal of Critical Analysis, 45, 16-38.

NEWCOMBE, R. (1992). A researcher reports from the rave: an inside look at the risks of dance drugs and how to respond. Druglink, 14, 14-16.

PACODA, P. (1996). Da Woodstock al Rave.Quaderni di Musica Applicata. Ediz. Fonografiche e Musicali PCC, Assisi.

POCHETTINO, B. (1996). Rave, sostanza, ritmo, In Altrove, 3, 119-136.

SALVATORE, G. (1998). Dea ex machina. La trance, i rave e il bisogno di trascendenza, in Techno-Trance. Una rivoluzione di fine millennio, a cura di Salvatore, G., Castelvecchi, Roma.

SANTARIELLI, M. (1995). I raver de Roma, In Culture del conflitto. Costa & Nolan, Genova.

SAUNDERS, N. (1995). Ecstasy and the Dance culture . Nicholas Sauders, London.

SOLOWIJ, N., HALL, W. & LEE, N. (1992). Recreational MDMA use in Sydney: a profile of ecstasy users and their experiences with the drug. British Journal of Addiction, 87, 1161-1172.

STEFANI, G. (1996). Intense emozioni in musica, Bologna, CLUEB.

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