4. FAMIGLIA

4.1 PRIMA ACCOGLIENZA

Attivazione del servizio.

Il primo contatto dell’utente con i Servizi Sociali può avvenire in due modi diversi

  1. l’utente si reca di sua spontanea volontà al Servizio Sociale
  2. l’utente viene inviato ai Servizi Sociali da terzi (Familiare, vicino di casa, Scuola, Asl, etc.)

A seconda della dimensione e delle risorse in termini di operatori socio-assistenziali si possono avere almeno due situazioni

  • In alcuni casi l’assistente sociale si occupa in prima persona di tutte le fasi del processo di assistenza sociale, dalla prima accoglienza dell’utenza, all’analisi del caso, all’invio eventuale a Servizi Specialistici della Asl, al sostegno, all’attivazione e gestione del servizio più idoneo a far fronte alla sua domanda, entro la rete dei Servizi Socio-assistenziali Comunali e del Terzo Settore, alla consegna dei moduli per le richieste di tipo economico, alle informazioni sui Servizi a disposizione dell’utente, agli aspetti amministrativi (ad esempio in Comuni piccoli e con poche risorse, dove può capitare che ci sia un solo assistente sociale, o anche in Comuni di dimensioni e risorse più ampie, dove però l’assistente ritenga utile seguire direttamente in prima persona l’utente sin dalla fase di prima accoglienza – fase peraltro cruciale, nel corso della quale si procede ad una analisi della domanda dell’utenza, allo scopo di instaurare con lui una relazione idonea al soddisfacimento delle sue esigenze implicite ed esplicite manifestate con la richiesta di intervento)
  • In altre situazioni ci può essere un altro operatore socio-assistenziale ( o a volte solo l’addetto di segreteria) che si occupa del primo rapporto con l’utenza, valutando, in base ad una prima analisi della sua richiesta, se è il caso di inviare l’utente all’assistente sociale per un approfondimento del problema/domanda o dare direttamente informazioni riguardo a specifici servizi e consegnare i moduli per le richieste di servizi sostegno di natura economica, fornendo consulenza sulla compilazione degli stessi (ad esempio: contributo retta RSA, contributi economici continuativi e straordinari, assegni maternità e al nucleo familiare, servizi gratuiti semi residenziali per i minori, quali ludoteche o centri aggregativi, etc.)

Un problema che si può riscontrare in questa prima fase è ad esempio la gestione della fase di prima accoglienza da parte di personale non adeguatamente qualificato alla valutazione della domanda dell’utenza e alla sua presa in carico, riducendo questa fase ad una mera raccolta e smistamento delle domande dell’utenza all’assistente sociale, ad altri servizi specialistici esterni o ancora più riduttivamente alla semplice consegna della modulistica richiesta dall’utente per uno specifico servizio, senza la possibilità di valutare il suo bisogno ed indirizzarlo in maniera utile nella sua risoluzione. Questa situazione può produrre ad esempio un eccesso di richieste di tipo economico, a fronte di situazioni che potrebbero essere prese in carico diversamente e più coerentemente dall’assistente sociale, in modo da orientare l’utenza verso una maggiore autonomia e responsabilizzazione. In tal modo si pongono anche problemi rispetto alla tutela della Privacy dell’utente (rispetto alla quale, invece, gli assistenti sociale hanno precisi obblighi di deontologia professionale.

Colloqui con gli assistenti sociali

Nel caso in cui si valuti la necessità di un approfondimento della situazione da parte dell’assistente sociale (ossia quando non si tratti di semplici domande per sussidi di tipo economico o comunque di situazioni che non rimandino ad un disagio familiare o personale più ampio, tale da avviare un percorso/progetto di intervento individuale attraverso l’attivazione dei Servizi in Rete), si procede ad una serie di colloqui (due o più), attraverso i quali capire meglio la situazione/domanda dell’utente per predisporre il tipo di intervento più adeguato.

Dopo uno o più colloqui si valuta il percorso da seguire in base al problema e si cerca di creare una rete con altre strutture (Servizi Specialistici della Asl come il Consultorio, l’UONPI, il DSM, il SERT, il CAD, o altri Servizi gestiti da Aziende Comunali o del Terzo Settore come, l’assistenza domiciliare per anziani e disabili, il centro diurno, i servizi educativi, il PIS – Pronto Intervento Sociale, il centro diurno disabili, l’assistenza scolastica).

In pratica in questa fase, l’assistente deve decidere per la presa in carico dell’utente, o l’invio ad un altro Servizio

Questa valutazione viene effettuata in base all’analisi del caso e della sua gravità; ossia alla valutazione della situazione economica e socio-ambientale dell’utente, alla disponibilità cioè di risorse presenti nel suo ambiente di vita attraverso le quali procedere a far fronte alla sua difficoltà, o se sussistano condizioni di grave stato di salute o disabilità o problemi psichici che richiedano l’intervento di strutture sanitarie specialistica della Asl (ad esempio, per i casi che poi si traducono in invii al DSM, al CAD per l’assistenza domiciliare di anziani e disabili, o al ricovero in strutture residenziali o semi-residenziali per anziani, disabili o persone con problemi psico-sociali)

Quindi possono seguire altri colloqui con l’assistente sociale per capire meglio la situazione, o colloqui con lo Psicologo della Asl, o visite specialistiche a cura della Asl.

Presa in carico o invio ad altro Servizio

Se c’è la presa in carico del Servizio Sociale (ossia quando il caso è di sua stretta competenza e non necessita l’invio ad un altro Servizio) viene aperta una Cartella Sociale, che servirà a documentare l’attività svolta dall’assistente sociale al riguardo.

Se non c’è la presa in carico del Comune,  l’utente viene inviato ad un altro Servizio (Asl, DSM, etc). In questo caso ci può essere un lavoro d’equipe sul caso o se ne occupa solo l’altro Servizio coinvolto.  In ogni caso viene compilata da parte dell’Assistente sociale una relazione sul colloquio.

Erogazione del Servizio

Una volta individuato lo specifico Servizio da erogare all’utente, si procede secondo la relativa procedura

4.2 INTERVENTO ECONOMICO STRAORDINARIO

Attivazione del servizio

Il servizio può essere attivato in due modi:

  1. l’utente fa una richiesta di sussidio economico
  2. il Servizio Sociale propone questo tipo di intervento ad un utente che sta già seguendo per un altro tipo di intervento (es. educatore inserito in famiglia per seguire una situazione di difficoltà del figlio minore, utente inviato ad un servizio specialistico della Asl per un problema di salute di natura psicologica, l’utente aveva contattato il Servizio Sociale per un orientamento sulla ricerca del lavoro, etc.)

Valutazione della richiesta

L’assistente sociale, o altro operatore che si occupa del primo contatto con l’utenza, fa una prima valutazione della situazione dell’utente e verificata la presenza di una condizione di grave disagio economico, propone all’utente di inoltrare richiesta per questo tipo di sussidio, fornendogli la modulistica del caso

L’intervento economico a carattere straordinario mira a far fronte alla situazione di emergenza di singoli o nuclei familiari che si vengano a trovare in condizioni di difficoltà economiche e sociali a causa di eventi straordinari, debitamente documentati e valutati dal servizio sociale competente (contributo “una tantum”, finalizzato a superare una situazione imprevista)Esempi di eventi straordinari:

  • spese eccezionali per l’inserimento scolastico e professionale
  • spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale
  • venir meno del sostegno economico a causa dell’improvvisa mancanza di un congiunto per abbandono, detenzione, grave malattia o decesso
  • necessità di reperire adeguato alloggio a causa dell’improvvisa perdita dello stesso per eventi naturali, sfratto esecutivo, contrasto tra coniugi, decisione del Giudice della Separazione

Dopo che l’utente ha presentato la domanda di contributo straordinario, corredata dei certificati richiesti, l’assistente sociale fa ulteriori valutazioni e controlli sulla reali situazione economica dell’utente richiedente e fa una relazione al  Responsabile del Servizio Sociale (talvolta accompagnata anche da una relazione al Sindaco, nei piccoli Comuni).

Gli assistenti sociali difatti, si trovano spesso di fronte a situazioni di difficile risoluzione, in cui l’utente non si trova effettivamente in una situazione di emergenza economica, ma ha altre risorse che non risultano dichiarate, ed in questo caso la certificazione ISEE (Indicatore Situazione economica equivalente) non aiuta a chiarire la situazione. Ad esempio l’utente presenta una dichiarazione ISEE con valore bassissimo, ma fa lavori in nero, o occulta la proprietà di beni mobiliari e immobiliari, intestandoli a terzi; per cui gli assistenti sociali devono cercare altri tipi di informazioni sull’utente per valutarne il tenore di vita.

In questi casi l’assistente sociale può fare delle visite domiciliari per valutare il contesto abitativo della persona, la sua situazione di vita quotidiana, verificando se ha attività anche irregolari come venditore ambulante o altro, se paga regolarmente affitti alti, o usa beni mobili di alto valore (automobili, televisore al plasma etc.).

Nel caso di piccoli Comuni la situazione risulta più facile, perché l’assistente sociali può conoscere tutti gli abitanti, o ha modo di informarsi sulla loro situazione economica e quindi può rifiutare una richiesta sospetta prima ancora di iniziare la pratica formale (in ogni modo dopo si possono fare indagini tramite la guardia di finanza, o l’ufficio tributi, anche se di fatto sembra ci sia sempre poco tempo per questi tipi di controlli e quindi l’assistente sociale può talvolta trovarsi nella condizione di fare delle verifiche solo sommarie senza avere la certezza della reale situazione patrimoniale e reddituale dell’utente).

In alcuni casi si può ricorrere ad interventi alternativi al sussidio economico (es.: se una persona ha bisogno di cure mediche ma non ha i soldi per pagarsi le medicine, il Servizio Sociale può esonerarlo “esonera” dal pagarle; oppure rispetto a necessità di tipo alimentare, i Servizi Sociali possono fornire dei buoni pasto, verificando con i negozi convenzionati, il tipo di acquisti che vengono fatti con quei buoni.

I criteri in base ai quali si decide o meno di erogare il contributo sono:

  • il reddito del nucleo familiare (in rapporto al valore minimo vitale di € 4.000 annui e/o al particolare evento che si è verificato)
  • la situazione in cui trova la famiglia (es: entrambi i genitori senza lavoro)
  • numero dei figli minori a carico
  • caratteristiche ed entità dell’evento critico che si è verificato
  • situazione del nucleo familiare (figli maggiorenni a carico, anziani di età pari o superiore ai 65 anni di età, componenti con disabilità fisica o psichica accertata, componenti disoccupati)
  • condizione abitativa (casa di proprietà, in affitto, o in mutuo,zona residenziale,  animali in casa)
  • disponibilità di altri sussidi
  • autovettura/e (modello, anno, intestatario)
  • indicatori di benessere (tv schermo piatto, lavastoviglie, parabola, computer, mobili antichi, parquet)

Determina di impegno spesa

In caso di valutazione favorevole all’assegnazione del contributo, l’assistente sociale fa una relazione al Responsabile del Servizio Sociale, che procede con la determina di impegno spesa (nel caso di Comune di pochi abitanti, con un solo assistente sociale che si occupa di tutte le fasi dell’attività di assistenza all’utenza, anche questa fase viene seguita da lui)